Le Mansarde di San Donato

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L’edificio oggetto di intervento è inserito nel più ampio contesto del quartiere "San Donato". Via San Donato prese questo nome nel 1835, unendo il più esterno borgo Martinetto, antico insediamento produttivo, e il piccolo nucleo di industrie settecentesche cresciute lungo il canale "di Torino", ora scomparse, ma ricordate nella demolizione  assunta dalle vie (Martinetto, Industria, Le Chiuse, Fucina ora Pinelli) Il disegno del Borgo si definì nella seconda metà dell’800 e attualmente il tracciato corrisponde alle vie San Donato, Pacinotti, Carena fino a Porta Susa.

Prime ad installarsi furono le fabbriche di birra Metzger (ancora perfettamente conservata, ma non più attiva) e Bosio - Caratsch, seguite dalle Concerie  Fiorio e i Mulini del Martinetto,  trasformate successivamente in importanti fabbriche di cioccolato:  Talmone (Via Pinelli) e Caffarel (via Carena) che nel  inventò il celebre , nato proprio nel primo stabilimento di Via Balbis, la Leone produttrice  delle famose pastiglie allo zucchero, il panettonificio Torinese e molte altre.

Si può pertanto affermare che l’intero quartiere è figlio degli stravolgimenti economici e sociali che hanno investito la città in epoca post  Carloalbertina. Se fino al 1848 Torino aveva visto cambiamenti a livello architettonico volti  a migliorare ed abbellire la città, dopo tale data la dilatazione dei confini ampliò la città di vanti volte in soli cinquant’anni! Goffredo  Casalis così descrive l’evoluzione del quartiere « nucleo delle case fiancheggianti la strada che accenna al Martinetto, forma questo borgo, che in pochi anni sorse quasi per incantesimo, e va di giorno in  giorno aumentando così  di popolazione, che fra non molto potrà per la sua importanza pareggiare gli altri sobborghi della capitale.»

Il nuovo impianto edilizio fu dettato più dalle dottrine economiche del liberismo che dalla rigida pianificazione urbanistica, lo stimolo speculativo dei privati sosteneva le esigenze di nuove case da pigione pur mantenendo lo schema originario dell’ortogonalità con diffusione a scacchiera.
Lo sviluppo dell’industria richiedeva inoltre vie di comunicazione più sicure ed efficaci, esigenza che trovò risposta  nella creazione di un’agile ed articolata rete ferroviaria, la quale collegava la città con Genova, Susa e Pinerolo;  successivamente furono aggiunti nuovi tratti che conducevano a Saluzzo e a Novara. Nacquero in concomitanza nuove possibilità  di insediamento industriale lungo le direttrici della ferrovia; al centro di quest’intrico si ergeva la stazione di  Porta Nuova, progettata e realizzata dagli architetti Carlo Ceppi e Alessandro Mazzucchetti.
Con il passare dei lustri le vecchie case costruite in modo estremamente rudimentali, con  materiali semplici, mal imbiancate, con uno spazi strettissimi tra grondaia ed l’abbaino carenti sia per l’architettura sia per l’igiene; lasciano   il posto a case più decorose, si abbandona la cosiddetta distribuzione a ballatoio e nascono le prime case "signorili" dotate di tutti i confort che per l’epoca rappresentavano dei vari lussi: bagno in casa, riscaldamento, ascensore…   ci troviamo a cavallo tra ‘800 e ‘900 epoca in cui il nascente stile liberty si diffonde sulle vie Cibrario, Francia, ecc. La tipologia strutturale è ancora legata alla muratura portante con inserimenti massicci di putrelle in acciaio   (specialmente per gli orizzontamenti). Il Cemento armato è alle porte e presto farà il suo ingresso nel comune modo di costruire attraverso il brevetto di Francoise Hennebique importato in Italia dall’ing. Porcheddu….  

Oggi l’edificio entro cui verranno realizzati quattro nuovi appartamenti concentra in se tutto quel fascino storico di cui abbiamo trattato,  anche la migliore tradizione  dei mastri cioccolatieri dimora al piano terra sulla via Principessa Clotilde con una delle più antiche botteghe artigiane di Torino.


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